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La fine dei triennali.

L’università italiana e i due Consigli Nazionali (degli Architetti e degli Ingegneri) si trovano di fronte ad un problema che non mi sembra d’impossibile soluzione: quello legato alle competenze professionali dei professionisti «junior», cioè in possesso di laurea triennale o cosiddetta «breve».

E’ da rimarcare la circostanza che detto problema è stato creato dagli stessi che oggi – imbambolati e inerti – si trovano di fronte ad esso, senza mostrare alcuna capacità di risolverlo (forse neanche di percepirlo).

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Premio di Architettura «Bruno Viglione»

Nel momento storico che ci è toccato di vivere – caratterizzato da una crisi i cui prodomi si avvertivano molti anni orsono e che è insorta, in tutta la sua virulenza, in tempi recenti – ci sono stati degli eroi che con tenacia hanno continuato a seguire i loro principi nella palude nella quale erano costretti a vivere.

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Incinta sì, ma poco poco.

Per la verità, le liberalizzazioni decise dal governo Monti e riguardanti le professioni non sono state sconvolgenti, nel senso che non sono giunte ulteriori novità, rispetto a quelle (nefaste) già avutesi.

Dico meglio, affrontando poche questioni.

Inizio dalle tariffe professionali.

E’ certo che le tariffe professionali non esistono più.

Furono abrogate con il D.L. Bersani del luglio 2006, definitivamente convertito in Legge n. 248 del 4 agosto 2006.

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La lobby dei poveri.

Su «la Repubblica» di oggi (4 gennaio 2012) è apparso un articolo interessante, a firma di Alessandro De Nicola (pagg. 10 e 11).

Innanzitutto è riportato il numero degli iscritti a vari Ordini professionali, al 2011 e in Italia.

Abbiamo 220 mila Ingegneri, 145 mila Architetti e 95 mila Geometri.

Giacché, grosso modo, i cittadini italiani sono 57 milioni, abbiamo 1 Ingegnere ogni 259 abitanti, 1 Architetto ogni 393 e 1 Geometra ogni 600.

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