Non solo l’Antitrust ma anche la BCE concorda con noi: concorrenza e liberalizzazione per il rilancio

Il decreto-legge n. 138 del 13.8.2011, misure di stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo (Manovra bis), convertito nella Legge n. 148 del 14.9.2011, è stato pubblicato sul numero della Gazzetta Ufficiale del 16 settembre: da quasi tre settimane, quindi, siamo tenuti al rispetto delle disposizioni di cui abbiamo già trattato nel precedente contributo.
Formazione continua e permanente, aggiornamento professionale, assicurazione obbligatoria contro i rischi connessi all’attività: altre vessazioni, altri esborsi economici, altri sacrifici da dover affrontare per poter veder garantito il diritto di concretizzare l’aspirazione di una vita.
Ancora una volta riteniamo utile soffermarci su alcuni aspetti che (si spera) possano risvegliare le coscienze (sedate?) dei quasi 3 milioni di professionisti in Italia che assistono alla lenta ma progressiva trasformazione del proprio lavoro: dal progettare i profili dei cieli (come ricordava la moglie di Wright a chi Le chiedeva il lavoro del marito) al calcolo preciso dei crediti formativi accumulati. Una situazione che ha del grottesco e che dovrebbe indignare la nostra categoria, la quale dovrebbe avere un moto d’orgoglio, a cominciare, ad esempio, dalla scelta dei propri rappresentanti, i quali sono chiamati a portare avanti soluzioni concrete nell’interesse generale nelle sedi opportune.
Gli Ordini, dal proprio canto, hanno finto di alzare la voce, lamentando una mancata concertazione nella loro qualità di organo dello Stato; tuttavia, siamo convinti che hanno accettato con soddisfazione i principi legati agli aspetti citati.
L’attività formativa con corsi di aggiornamento a pagamento rappresentano per gli Enti sostituivi dello Stato una possibilità, non solo di incrementare il patrimonio di risorse a disposizione, ma anche uno strumento, garantito per legge, di natura repressiva nei confronti di colleghi che, in difficoltà, non possono perdere ore preziose del proprio tempo al fine di ottenere i crediti necessari per continuare a lavorare.
Ad onor del vero, i sistemi ordinistici hanno vissuto anche momenti di panico incredibili: si narra che i consiglieri provinciali vagassero disperati per le strade con negli occhi riflesso lo spettro dell’abolizione delle Province, con la conseguente cancellazione dei privilegi, delle posizioni di rendite acquisite, della loro stessa sopravvivenza (in alcuni casi), svegliandosi improvvisamente nelle condizioni del semplice professionista al quale si guardava con aria quasi di sufficienza.
Per fortuna (per loro) dal decreto legge è stato d’incanto cancellato questo scenario catastrofico, rimandando il tutto ad un’improbabile legge costituzionale che, siamo dell’avviso, non vedrà mai la luce.
Come sapete e come ha puntualmente ricordato il prof. Vincenzo Perrone che gentilmente ci ospita nel suo sito ed al quale ribadiamo la stima e l’affetto per la considerazione mostrata, abbiamo auspicato in un precedente contributo l’intervento dell’Antitrust, ritenuta, a buon ragione, un motivo di speranza per i professionisti.

L’Autorità presieduta da Catricalà, infatti, ha provveduto ad inviare ai Presidenti di Camera, Senato e Consiglio dei Ministri, una segnalazione sul tema: “AS864 - DISEGNO DI LEGGE AS N. 2887 DI CONVERSIONE DEL DECRETO LEGGE 13 AGOSTO 2011, N. 138, RECANTE “ULTERIORI MISURE URGENTI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA E LO SVILUPPO” in data 29 agosto 2011 (per la consultazione integrale del testo: www.agcm.it ).
Le criticità riscontrate, riassunte in maniera egregia dal prof. Perrone, sono state analizzate dall’Antitrust. In particolare, per la chiarezza dei temi affrontati nel precedente contributo “Antitrust, salvaci TU…”, riportiamo il parere dell’Antitrust in riferimento:

1. alle tariffe
“Si ricorda infatti che, secondo consolidati principi antitrust, i tariffari, anche non obbligatori, possono determinare effetti negativi per la concorrenza alla stessa stregua dei prezzi obbligatori. Ciò in quanto la mera esistenza di prezzi cui far riferimento si presta, da un lato, a facilitare il coordinamento dei prezzi tra i prestatori dei servizi e, dall’altro, ad informare non compiutamente i consumatori in merito alla misura dei livelli ragionevoli dei prezzi. Le tariffe professionali, laddove assumano la qualifica di parametro di riferimento, costituiscono dunque una grave restrizione della concorrenza nel settore dei servizi professionali in quanto incentivano gli iscritti agli albi a non adottare comportamenti economici indipendenti e ad utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione”;

 2. alla formazione continua e permanente attraverso i corsi di aggiornamento nonchè alla procedura disciplinare
“Quanto alla previsione dell'obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente, essa è indubbiamente da apprezzare. Tuttavia, si evidenzia l’opportunità che l’attribuzione agli Ordini della predisposizione dei percorsi di aggiornamento, formazione e specializzazione dei professionisti non si traduca nella possibilità per essi di riservare a se stessi la gestione degli eventi formativi ovvero nell’attribuzione di vantaggi concorrenziali rispetto ad altri organizzatori di eventi formativi. Con riguardo infine all’istituzione dei consigli di disciplina, le cui funzioni dovranno essere tenute distinte da quelle di natura tipicamente amministrativa degli Ordini, si sottolinea che, secondo quanto emerge dal 4 decreto, in assenza di indicazione contraria, tali organi dovrebbero essere composti esclusivamente da professionisti appartenenti all’ordine. Tale circostanza sembra depotenziare di molto il carattere innovativo del nuovo organo disciplinare, che continuerebbe a difettare dei requisiti di necessaria terzietà. Per tale ragione, appare opportuno integrare la composizione dei consigli di disciplina, come avviene in altri Paesi, mediante la partecipazione di soggetti esterni”.
Lasciamo a voi lettori ulteriori commenti.

Dal nostro punto di vista un intervento inappuntabile; tuttavia, nella conversione in legge è stata tenuta in conto, in maniera chiara ed inequivocabile, solo ed esclusivamente la materia della deontologia, richiamata dall’arch. Perrone; nei nuovi ordinamenti professionali dovranno essere, infatti, istituiti a livello territoriale (e nazionale) degli organi ai quali verranno attribuiti i compiti di magistratura disciplinare, ai quali non potranno appartenere i consiglieri degli Ordini e del Consiglio Nazionale.

“E pur si muove”, si diceva qualche secolo fa. Un piccolo passo è stato compiuto, ma la strada è ancora tanto lunga: non bisogna abbassare la guardia. Rinnoviamo l’invito a tutti ad interessarsi alla vicenda ed a far sentire la propria voce: è necessario partecipare alle scelte del proprio futuro per evitare di subirne le conseguenze.

In conclusione confermiamo le valutazioni espresse: si concorda con i principi della liberalizzazione dei servizi professionali, ispirati ai più alti valori della concorrenza  e si auspica che l’Antitrust possa riuscire ad avere l’autorevolezza (come espressione nazionale di un organismo di respiro europeo) per cambiare una legge che, in un momento così complicato di crisi internazionale, consolida lo status quo, introduce nuove vessazioni, barriere e riserve per rafforzare posizioni di rendita acquisite.
Se, poi, il tutto viene condiviso anche dal prossimo Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che, in una corrispondenza con l’attuale Presidente, Jean-Claude Trichet, concorda sulla necessità di una “piena liberalizzazione” degli ordini professionali, si può ancora di più essere convinti della bontà delle nostre riflessioni sul tema e guardare agli scenari futuri con un ottimismo sempre crescente.

 

 

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